
Il piemontese è una lingua romanza ovvero è una lingua derivante dal latino, appartenente al gruppo delle lingue gallo-italiche parlate nell’Italia settentrionale.
Nella storia del Piemonte sono state utilizzate storicamente ben otto lingue, di cui quella che prende il nome di “piemontese” è l’unica ad essere racchiusa quasi interamente nel territorio.
In effetti possiamo dire che il piemontese è anche una lingua di collegamento tra il lombardo e l’occitano, poiché dal punto di vista genealogico, il piemontese deriva dalla lingua latina, introdotta negli idiomi celtici e celto-liguri dopo l’occupazione romana del Piemonte.
Il piemontese è una lingua che possiede caratteristiche lessicali, fonetiche, che lo distinguono all’interno del continuum ovvero, una catena di lingue diverse ma geograficamente vicine e geneticamente imparentate, che però con l’aumentare della distanza, diminuiscono la comprensibilità.
Esempio: Le lingue neolatine (portoghese, castigliano, catalano, provenzale, francese, occitano, italiano, corso, sardo, siciliano, romancio, friulano, veneto, rumeno ed altre) formano un altro continuum ben noto, poiché hanno uno stampo letterario simile.
Il 15 dicembre 1999 il Consiglio regionale del Piemonte, ha ufficialmente riconosciuto il piemontese quale lingua regionale del Piemonte. Nel 2015 il Consiglio regionale del Piemonte ha inoltre attivato la versione in piemontese del proprio sito ufficiale.
In più il piemontese è materia di ricerca del Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis, fondato a Torino da Renzo Gandolfo nel 1969, che conduce ricerche sulla lingua, la letteratura e le sue varietà.
Storia:
Fra le lingue neolatine il piemontese è una delle lingue che si sono maggiormente complicate! Verso la fine del XVII secolo, la grammatica italiana venne semplificata però il lessico italiano influenzò molto il piemontese con parole come per esempio:
parpajon/parpajola, frel, seure, barba, magna e adret
che sono state rispettivamente sostituite da:
farfala, fratel, sorela, zìo, zìa e àbil.
Nel 1783 Maurizio Pipino, presso le Stamperie Reali, stampò la prima grammatica della lingua piemontese, che però rimase incompleta.
L’unica versione che ebbe una certa completezza fu quella di Arturo Aly Belfàdel, pubblicata nel 1933, La Gramàtica Piemontèisa, scritta interamente in piemontese ed è ancora oggi un riferimento per la lingua letteraria; venne utilizzata come punto di riferimento da Camillo Brero (Druent 4 marzo 1926 – Pianezza, 10 gennaio 2018) poeta e scrittore italiano che dedicò la sua vita all’insegnamento, alla ricerca e alla scrittura della lingua piemontese.
Curiosità:

Ad oggi in Piemonte si parlano 6 tipi linguistici differenti di piemontese.
L’area è molto vasta e quindi il piemontese non può essere omogeneo su tutto il territorio, poiché più ampia è la zona, maggiore sarà l’influenza lessicale dei territori vicini sulla lingua.
Ad esempio verso il confine con la Lombardia, la lingua comprende espressioni di parlata lombarda, soprattutto nella Provincia di Novara.
In provincia di Alessandria,ad esempio, sono presenti forti interferenze fra tre ceppi: piemontese, ligure ed emiliano.
Nelle valli cuneesi occidentali, saluzzesi e valdesi della provincia di Torino si parlano varietà di provenzale cisalpino, con alcuni tratti tipici transalpini.
Inoltre nel corso del Novecento si sono verificate alcune trasformazioni che hanno interessato in particolar modo la zona di montagna in cui ci fu una penalizzazione dei patois locali, a favore del piemontese di koinè che per un breve periodo alla fine del Novecento è stato la lingua più parlata fino alla cresta alpina, finché non è stato l’italiano a sovrapporsi e indebolire entrambe.
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