Frammenti di vita al tempo della guerra.

di Luciana Canavosio

In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, anniversario della liberazione d’Italia, la Biblioteca di Buriasco ha preparato un filmato con interventi degli anziani del paese sul periodo della guerra. Sono ricordi ancora vividi di un tempo che ha segnato profondamente la loro gioventù e infanzia. Molti di loro abitavano a Buriasco o poco distante ed è stato chiesto di raccontare il periodo della guerra.

Per mantenere la freschezza e la genuinità dei racconti si è scelto di non doppiare le interviste così da lasciare l’ascolto in lingua piemontese. Nonostante sia passato molto tempo e molte vicissitudini, le emozioni che traspaiono sono autentiche e nitide, come se parlassimo di cose accadute poco tempo fa. 

Ma facciamo ordine… 

Con la liberazione delle grandi città del Nord e la resa dei tedeschi in Italia, la primavera del 1945 segnò la fine della guerra nel nostro Paese. La data del 25 aprile, giorno della liberazione di Milano, fu scelta in seguito come anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. 

Frammenti di vita buriaschese al tempo della guerra.

L’occupazione dell’Italia settentrionale e centrale era iniziata a seguito della proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943. 

Giovanni P.: L’8 settembre si diceva che la guerra era finita. Ma era appena cominciata! Ricordo i militari che scappavano dalle caserme e cercavano vestiti borghesi per non essere riconosciuti dai tedeschi… ma purtroppo non ce n’era per tutti.

Il 18 aprile 1945 Torino si ferma: la città è bloccata dalla sciopero generale che coinvolge scuole e fabbriche. Si scatena la repressione da parte degli squadroni fascisti. 

Mario: Quando bombardavano Torino bisognava spegnere le luci, i nostri vicini le avevano accese e ci hanno buttato una bomba incendiaria che aveva creato un buco. Da noi era arrivata una famiglia di sfollati da Nichelino. La nonna con i 7 nipoti. Dormivano tutti con noi.

In campagna si percepiva diversamente la guerra rispetto alle grandi città: non mancavano proposte di scambio sorprendenti 

Maria C.: La fame in campagna non si pativa, avevamo carne e verdura… quando siamo andati a Pinerolo per comprare gli occhiali, l’oculista ha detto a mia mamma che se gli portava una pagnotta di pane le faceva pagare gli occhiali a metà prezzo… anche se c’erano i soldi mancava la roba. 

A Buriasco, in quella che ora è la scuola media, risiedeva Spirito Novena e la sua banda di criminali, particolarmente temuta nel circondario. 

Antonio: Una domenica mattina stavo andando con il mio amico dal barbiere, arrivati sulla piazza abbiamo incontrato il Novena. Ci ferma e ci dice che se andavamo a finire in brutte compagnie ci facevano fare la fine del topo. 

Criminali che contribuivano a seminare il terrore con atti di violenza. 

Elda e Giovanni: I repubblichini ci hanno ammazzato il cane. Per crudeltà. Il cane dormiva tranquillo. Ricordo ancora il verso che ha fatto. anche le galline uccise e buttate nella bealera 

Olga: Hanno preso l’oro a mia mamma, anche la fede, tutto. Ma non importa, non ci hanno preso la vacca; a tanti hanno preso la vacca per mangiare. 

La paura era la vera protagonista di tutte le giornate: la confusione e l’incertezza data da una più limitata diffusione delle notizie rispetto oggi, peggioravano la situazione. 

Maria B.: La notte avevamo paura a dormire che arrivasse qualcuno e ci cogliesse nel sonno. Poi è finita. Hanno suonato a lungo le sirene e le campane. A quel punto ci siamo calmati. Purtroppo però le cose brutte non erano finite: il 4 maggio una gelata ci ha rovinato tutto il raccolto e anche quell’anno abbiamo dovuto tirare la cinghia.

Finita ufficialmente la guerra, c’era un intero paese da ricostruire. 

Matteo: Dopo la guerra si viveva nel ricordo delle cinque giovani vittime civili uccise per rappresaglia… all’epoca tutti ritenevano che fosse stato un atto di vendetta eccessivo. Si parlava anche dei pochi soldati non più tornati. 

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa, saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani, del genere umano.
Italo Calvino

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato: Adoperiamoci tutti affinché i ricordi che abbiamo ascoltato siano da monito per conservare la pace che oggi più che mai viene messa in pericolo. 

 

Il Teatro Piemontese

di Luciana Canavosio

Anche se le origini del Teatro Piemontese hanno radici lontane, il primo esempio cronologicamente sicuro si ha in laudi contenute in un manoscritto saluzzese che il Muletti riferisce agli anni 1398-14031, si può indicare nell’attore Giovanni Toselli il vero fondatore del Teatro Piemontese. 

Nato a Cuneo nel 1819 concretizzò i precedenti tentativi dilettanteschi di rappresentazioni dialettali in un forma stabile e continuativa. 

Giovanni Toselli

Già attore nella compagnia di Gustavo Modena, si trovò a lavorare con la famiglia Lupi, famosi burattinai, e si accorse che il pubblico gradiva moltissimo le sue interpretazioni in dialetto di Giandoja, la famosa maschera, simbolo ed espressione del carattere e della genuinità dell’anima popolare piemontese. 

Decise quindi di dedicarsi esclusivamente al teatro dialettale, trovò la sede adatta e la prima commedia, la Cichin-a ‘d Moncalè, ebbe notevole successo nel marzo del 1859.

La sua compagnia composta da validi attori passò di successo in successo.

Verso la fine del 1800 però il teatro dialettale ebbe un periodo di crisi e le normali produzioni ricevevano una fredda accoglienza da parte del pubblico. 

Soltanto ai primi del 1900 alcune compagnie ottennero un buon consenso di pubblico ma la scena piemontese non ritrovò più lo splendore dei primi anni.

La freddezza del pubblico, teso a cercare nuove forme di divertimento, lo scarso aiuto della stampa e l’incomprensione delle autorità competenti rendevano al teatro Piemontese la vita non facile. 

Altro fattore negativo era la mancanza di sovvenzioni che erano invece concesse in Italia ad altre compagnie dialettali e al teatro in lingua.

Tra gli anni 1950 e 1960, importanti autori scrissero opere molto valide ma non esistevano più le grandi compagnie che avrebbero potuto portarli al successo.

La scena dialettale è in piena crisi quando nasce nel 1968 a Torino l’Associazione del teatro Piemontese, con l’appoggio delle autorità cittadine e provinciali.

Vengono rappresentati con discreto successo alcuni spettacoli e nel 1969 Giuseppe Erba apre un nuovo locale, il teatro Erba, nel quale il Teatro Piemontese può trovare finalmente una sede stabile.2

1 Muletti Delfino: memorie storiche diplomatiche appartenenti alla città ed ai marchesi di Saluzzo, Saluzzo Lobetti Bodoni 1830. Delfino Orsi Il teatro in dialetto piemontese- studio critico Milano G Civelli 1890

2 Domenico Seren Gay Teatro popolare dialettale Priuli&verlucca editori